Gli odori del formaggio: scopriamo il nostro olfatto

Nel corso del tempo, diversi studi scientifici hanno dimostrato come vi sia uno stretto legame tra il senso dell’olfatto ed il cervello e che i diversi odori possono rievocare molteplici ricordi o sensazioni. Quello di una particolare crema solare, ad esempio, possono far ricordare una piacevole vacanza trascorsa oppure l’odore di un sugo può far venire alla mente vecchi pranzi effettuati in famiglia diversi anni prima. 

E la cultura, poi, in tutto questo, giocasse anche una parte importante, per mediare la reazione emotiva in rapporto ad uno specifico odore. Ad esempio, per gli Svedesi, l’odore particolarmente intenso di aringa fermentata si traduce una piacevole sensazione, mentre per altri soggetti stranieri, esso invece rappresenta una sgradevole puzza. Tuttavia, forse, non è proprio così e la cultura svolge un ruolo minore.

Secondo una recente ricerca, svolta in collaborazione tra enti universitari svedesi e britannici, infatti, persone di varie parti del pianeta tendono a percepire in modo uniforme gli stessi odori come buoni o cattivi, dimostrando come la cultura invece svolga un ruolo secondario, come anticipato prima.

Studi e odori

I ricercatori britannici e svedesi, rispettivamente dell’Università di Oxford e dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, partivano dalla convinzione che la cultura avesse un qualche legame col percepire come piacevoli alcuni odori. Tale convinzione si basava su studi precedenti, che avevano dimostrato come soggetti di culture diverse descrivessero gli odori in modo differente. Tuttavia, proprio la recente ricerca anglo-svedese ha fornito risultati completamente opposti a quelli attesi.

In particolare, lo studio ha visto coinvolti 225 soggetti provenienti da nove differenti popolazioni di aree del pianeta, tra cui Thailandia, Messico e Ecuador. Cinque di questi nove gruppi, vivono grazie soprattutto a pesca e agricoltura, mentre i restanti sulla raccolta di cibo in natura e sulla caccia. Inoltre, tali persone avevano avuto contatti minimi o nulli con svariati oggetti, e quindi odori, presenti nel mondo occidentale. I risultati ottenuti poi sono stati raffrontati con un identico test effettuato invece su 10 abitanti di New York.

Ai partecipanti alla prova era stato domandato di annusare dieci odori differenti e indicare, con una scala da 1 a 10, quelli da molto gradevoli (1) a quelli molto sgradevoli (10). Il risultato complessivo è stato, malgrado alcune irrilevanti differenze, che tutti i gruppi hanno evidenziato come gradevoli o sgradevoli i medesimi odori, a prescindere dal loro territorio di provenienza o cultura. Di conseguenza, un odore è percepito allo stesso modo in società o culture diverse ed anche molto lontane tra loro.

Quali gli odori studiati e verificati

Diversi sono stati gli odori oggetti della ricerca e che sono stati sperimentati, tra cui quello di eugenolo (proveniente dalla cannella o dai chiodi di garofano) e dell’acido caprilico, presente invece nel burro di cocco e nel latte materno. Il profumo maggiormente gradito è stato quello della vaniglia, seguito poi dal butirrato di etile, un odore simile a quello dell’ananas. È risultato il peggiore invece quello dell’acido isovalerico, tipico di alcuni formaggi e simile al fetore dei piedi sudati.

Tra i risultati verificati, una considerevole maggioranza ha assegnato un punteggio bassissimo alla vanillina (quindi molto gradevole) e solo una dozzina di persone lo ritiene sgradevole. Pochi, circa otto, sono invece gli estimatori dell’acido isovalerico. Secondo i ricercatori, quindi, nella maggioranza dei soggetti le percezioni sono determinate dai gusti personali, a prescindere dalla società di origine. Perciò, la piacevolezza o meno di un odore dipende da quello che si annusa e non da chi lo annusa.Una possibile conclusione della ricerca anglo-svedese è che gli uomini, nel corso dell’evoluzione, abbiano percepito e quindi abbiano distinto un odore come buono o cattivo per motivi connessi alla loro sopravvivenza e quindi per ragioni legate all’esistenza della specie umana. Da qui la dimostrazione che la percezione dell’olfatto delle persone sia considerevolmente connessa a principi di natura universale e molto poco invece alla cultura o all’ambito territoriale di provenienza. 

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