Il COVID e la passione per la buona cucina

Si dice che non tutti i mali vengono per nuocere e, anche, che da ogni male si può sempre ricavare del bene o – in questo caso – qualcosa di buono. La pandemia generata dal Covid 19 – ancora non del tutto estinta e con la quale si dovrà imparare a convivere come con le altre malattie infettive pandemiche o epidemiche – ha insegnato ad alcuni, stimolato e rinvigorito in altri l’istinto e una sana passione per la buona cucina. La clausura forzata ha “istigato” il 64% degli italiani (contro la media europea del 58%) a migliorare, affinare e perfezionare le proprie doti culinarie nel giro di un anno e mezzo. La passione per la cucina buona e, soprattutto, sana è stata interpretata dagli italiani come un’opportunità di arricchimento e crescita.

La ricerca alimentare e l’emergenza sanitaria

Uno studio effettuato per conto di “Mastercard” – sulla base della spesa e delle abitudini di spesa alimentare nello specifico – rivela che il 64% degli italiani ha imparato a gestire meglio la spesa perfezionando di conseguenza anche le proprie doti culinarie. Il tempo trascorso tra i fornelli è mediamente aumentato, ma anche la qualità del cibo preparato oltre al vantaggio di considerare l’arte culinaria una forma di svago e distrazione. Il mangiare sano e casalingo, l’attenzione alla scelta dei cibi e una maggiore attenzione alle tecniche di preparazione dei cibi non si è tradotto in un contestuale incremento dei dati sull’obesità (pur rimanendo un dato preoccupante nella media europea), ma al contrario ha spinto ad assumere anche maggiore consapevolezza sui rischi per la salute di un’alimentazione sbagliata.

La pandemia ha segnato sostanzialmente un ritorno alla tradizione, anche se rispetto agli altri europei, gli italiani sono stati quelli più disposti a:

  • Sperimentare nuove tecniche di preparazione e nuove ricette: +71% contro il 64% degli europei;
  • imparare cose nuove in materia alimentare: +57% contro il 48% degli europei;
  • diventare più creativi e lasciarsi ispirare da nuove forme di intrattenimento digitale o televisivo: 1 italiano su 2 ha guardato più spesso programmi televisivi tematici, consultato servizi di streaming o social media per trovare l’ispirazione gastronomica.

Il risultato di tutta questa attenzione e ricerca della corretta informazione ha, dunque, contribuito a aumentare la consapevolezza su un’alimentazione sana (+57,2%), la ricerca d piatti e ingredienti sostenibili, uno stile di vita più salutare con maggiore consumo di frutta, verdura, formaggi e yogurt. La voglia di sperimentare e la limitata mobilità hanno generato un cambiamento delle abitudini di spesa: 1 italiano su 3 ha comprato generi alimentari online. La familiarità con la spesa online non è, comunque, destinata a tradursi in abitudine acquisita perché in quanto al cibo, il 73% degli italiani preferisce le compere in negozio; solo la restante quota minoritaria dichiara di continuare a comprare beni alimentari online, ma si tratta per lo più di cibo da asporto già pronto, cibi a lunga conservazione e per clienti dalla mobilità limitata. 

Gli italiani si dimostrano in controtendenza rispetto alla media europea su un altro fenomeno che è emerso durante l’emergenza sanitaria: le cene virtuali tramite videochiamate sulle più comuni piattaforme di condivisione (utilizzate solo dal 23,3%) indicando una preferenza per il ritorno alla convivialità fisica riuniti a tavola.

La cucina e i giovani

La passione per la buona cucina è scoppiata soprattutto tra i giovani. Una ricerca interdisciplinare condotta dall’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo su un campione di 3000 persone sugli effetti della quarantena in materia di abitudini alimentari ha messo in luce la partecipazione dei giovani all’esperienza culinaria. I risultati sono stati pubblicati nel volume dal titolo «Effetto Lockdown: come sono cambiate le abitudini alimentari degli italiani durante l’emergenza Covid-19» a cura di Michele F. Fontefrancesco, antropologo culturale. Dallo studio emerge che i centennials – la fascia di età 18-24 anni – hanno rivalutato il senso dello scambio intergenerazionale e hanno riscoperto il piacere di preparare i pasti insieme agli adulti guidandoli anche nella ricerca di nuove ricette e sperimentazioni attraverso i canali social. La durata del pasto è incrementata del 43%, si trascorre più tempo a tavola sia perché aumenta la quantità di cibo a tavola, sia perché si apprezza il tempo insieme. Il volume è scaricabile dal sito dell’Ateneo.

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