Pecorino Romano DOP: le nuove frontiere in oriente

Sebbene i risultati conseguiti dall’ultima campagna lattiero casearia siano davvero lusinghieri, per quanto riguarda le vendite del Pecorino Romano DOP. Nonostante le difficoltà che ci ha regalato il 2020, la crisi dovuta al Covid-19. 

Tra ottobre 2019 e luglio 2020 il tipico formaggio sardo ha prodotto più di 30.909 tonnellate di prodotto, il prezzo all’ingrosso è aumentato notevolmente rispetto all’annata precedente del 15,70%.

Questa prospettiva rosea e molti incoraggiante però non ha fatto desistere il presidente del consorzio Gianni Maoddi nella sua ricerca di nuovi sbocchi commerciali soprattutto verso oriente. Secondo il suo parere, proprio in previsione di un peggioramento di questa condizione di crisi, la filiera deve restare unita e coesa più che mai, incrementando i suoi contatti anche dove non sono presenti. L’oriente è un terreno nuovo per il Pecorino romano DOP, ma si tratta di un ampliamento necessario per sostenere l’attuale produzione.

Come tenere unita la filiera

Gianno Maoddi ci spiega che perché la filiera possa restare unita, c’è bisogno in questo periodo più che mai di allargare gli orizzonti e acquisire nuovi contatti e sbocchi commerciali, dove esportare e diffondere il Pecorino Romano DOP. In questo modo la filiera sarà più salda ed invulnerabile ad eventuali crolli del mercato.

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