Spesa online: il boom per l’agrifood ma occhio alle truffe sui formaggi

L’e-commerce da anni registra un trend positivo di crescita costante, ma un notevole impulso, soprattutto in Italia, è stato dato dall’emergenza sanitaria che ha contribuito a un incremento del 30% nel periodo da marzo a ottobre. Il commercio elettronico ha visto un incremento soprattutto per il comparto agroalimentare, passando dai beni di consumo elettronici, abbigliamento e oggettistica all’acquisto di cibo e alimenti con la consegna della spesa a domicilio, così come l’incremento della consegna a domicilio di piatti e pietanze preparate da pizzerie e ristoranti. In tutto questo, c’è anche il rischio delle truffe sul Made in Italy e l’agri-food in genere.

Agropirateria: i formaggi sono i prodotti più colpiti

Un’analisi condotta da Coldiretti su dati ISTAT nei primi nove mesi del 2020 ha rilevato che sono stati spesi 5 miliardi di euro per la spesa alimentare online, ma allo stesso tempo sono aumentate le truffe e le contraffazioni sul Made in Italy. L’acquisto di prodotti online comporta il rischio di imbattersi in prodotti di bassa qualità o contraffatti con conseguenze anche sulla salute. Il rapporto dell’ICRQF (Istituto per la Tutela della Qualità e Repressione Frodi) ha dimostrato che da febbraio a maggio 2020 durante i primi mesi della prima ondata dell’emergenza sanitaria da COVID19 sono stati effettuati 558 interventi per eliminare inserzioni irregolari o false su prodotti alimentari e su siti di e-commerce come Amazon, AliBaba e EBay. I prodotti più contraffatti sono stati l’olio di olica (45%) e i formaggi, soprattutto i più rinomati come Parmigiano Reggiano e il Gorgonzola, ma anche salumi e vini. Le truffe riguardano anche i prodotti tutelati a livello europeo e con denominazione biologica o DOP e IGP, prodotti per cui l’Italia detiene il primato di riconoscimenti: ben 305.

Proprio perché i formaggi hanno registrato un boom di vendite online, le truffe sono maggiori. Tra le più “originali” si ricorda il cheese-kit, un kit per “produrre” da sé il formaggio composto da tutto l’occorrente per realizzare una mozzarella in 30 minuti oppure qualsiasi formaggio in due mesi. Kit simili sono reperibili anche per il vino. Il problema – che sta assumendo dimensioni importanti – è anche di tipo normativo perché sebbene la vendita dei kit sia illegale in alcuni paesi, in altri non lo è, pertanto non possono essere tecnicamente eliminati dal mercato. Così come si pone attenzione tra gli scaffali del supermercato, occorre prestare la stessa attenzione tra gli “scaffali” virtuali. Gli italiani, in questo, sono stati bravi perché hanno aderito all’iniziativa #mangiamoitaliano promossa da Coldiretti e Filiera Italia proprio per sostenere le industrie dell’agroalimentare e le catene di distribuzione italiane durante il periodo del COVID, promuovendo le produzioni territoriali e i mercati degli agricoltori locali.

Come fare la spesa online e riconoscere le truffe

Con l’emergenza COVID 8 italiani su 10 (l’82%) hanno cercato anche online di fare una spesa sostenibile e di portare in tavola solo prodotti del vero Made in Italy. Nel resto del mondo, invece, lo stop al commercio internazionale e il proliferare del falso Made in Italy ha generato introiti illeciti pari a 100 miliardi di euro, una perdita ingente per le risorse e le opportunità di lavoro in Italia. È tuttavia facile riconoscere le contraffazioni anche online:

  • Solitamente il nome originale del prodotto viene “camuffato” per assonanze o storpiato soprattutto nel caso delle specialità più rinomate;
  • Sulle immagini dei prodotti bisogna cercare di individuare e ingrandire le indicazioni in etichetta relativamente all’origine;
  • I prodotti certificati o con denominazioni di origine (DOP e IGP) devono riportare ben in evidenza il logo che li distingue;
  • In caso di prodotti biologici occorre verificare e controllare che sull’etichetta vi sia il logo europeo di certificazione del produttore con il numero attribuito dal certificatore;
  • I prezzi troppo bassi rispetto al prodotto originale o con denominazione specifica sono indicativi di un potenziale fake food.

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