Fake news sui formaggi in tempi di Covid

In questi ultimi mesi, le emergenze sanitarie e il rispetto delle regole di distanziamento fisico e igiene impongono anche una maggiore attenzione al mangiare sano e al rafforzamento del proprio sistema immunitario anche attraverso il cibo. L’aumentata attenzione per il cibo ha però delle conseguenze negative: il diffondersi in rete di una quantità di notizie non attendibili proprio sui cibi e in particolar modo su alcuni prodotti alimentari DOP e IGP come vini e formaggi. Dal Provolone al Grana, le fake news non risparmiano niente.

I dati sulle fake news

La “natura” di queste notizie false spazia dai tipi di allevamento alla produzione, dalle proprietà nutritive agli effetti sulla dieta. Alcuni esempi di notizie false sono la convinzione che le vacche per la produzione del Parmigiano Reggiano non hanno accesso ai pascoli e sono malnutrite, ma la cosa non può essere vera perché il consorzio è severamente regolamentato e controllato. Un altro esempio classico è la diceria sui formaggi che creano dipendenza come la droga, quando al contrario contengono lattosio, zuccheri e proteine utili allo sviluppo delle ossa e del sistema cognitivo. Altra fake new attribuisce alla ricotta la capacità di indurre l’insonnia, cosa impossibile dal momento che contiene tripofano che contribuisce ad aumentare i livelli di serotonina e melanina nel cervello. Molte news false interessano i formaggi tradizionali come il Pecorino Romano, il Caprino Veronese o l’Asiago, prodotti seguiti e controllati dai rispettivi consorzi e vigilati dalla normativa vigente per i quali non sono possibili contaminazioni o contenuti nutritivi di cui sono naturalmente privi. La nota curiosa è che le donne sono per il 65% le principali “divulgatrici” di fake news in materia e i giovani adolescenti (35%) i più “creduloni”, considerando che i mezzi di diffusione preferiti sono i social media.

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