Il latte e le emergenze sanitarie: effetti sul settore

Le emergenze sanitarie – non ultima quella generata dal virus SARS Cov 2, noto come COVID 19 – comportano sempre dei mutamenti nelle abitudini e nei comportamenti, igienici ma anche alimentari. Il 2020, caratterizzato proprio dalla pandemia da Sars Cov 2, ha fatto registrare un dato positivo per il comparto lattiero caseario, in particolar modo un boom di consumi del latte che nel primo semestre è in crescita dell’11,5%, ciò significa che le famiglie italiane hanno speso di più in prodotti alimentari in genere di cui il 14,2% della spesa alimentare è stato indirizzato sui prodotti derivati dal latte.
Il dato positivo è stato anche generato da un aumento dell’export per oltre 100 milioni di euro grazie alle vendite di formaggi (+3%) particolarmente apprezzati in Europa e in Cina.

Trend e consumi

La filiera della produzione casearia italiana presenta il più alto numero di prodotti DOP in Europa: 52 denominazioni contro i 45 della Francia e i 26 della Spagna. Il mercato interno ha visto l’incremento soprattutto del consumo di latte (+7,9%) in particolare il latte a lunga conservazione (o UHT il cui aumento specifico è pari al +13%) decisamente trainato dalla necessità in tempi di emergenza di procurarsi scorte a lungo termine e ridurre le occasioni di recarsi nei punti vendita; di conseguenza, si è registrato un calo fisiologico del consumo di latte fresco (-1,3%). Un balzo in avanti del 4,1% è stato realizzato dalle vendite di yogurt probiotici e funzionali per le addotte proprietà di rinforzare le difese immunitarie.
Il rischio di ridotta movimentazione delle merci durante la pandemia non ha, in realtà, arrestato l’export che al contrario ha prodotto una performance positiva e una crescita del 3,2% dei volumi di vendita soprattutto del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano; ma il dato più incoraggiante proviene dalla vendita dei formaggi freschi (+14,1%), in particolare il Gorgonzola. I principali mercati di destinazione dei prodotti caseari italiani sono i paesi dell’Europa che compensano il drastico calo di vendite verso gli Stati Uniti (-22,9%) e il Giappone (-7,7%); tra i paesi dell’est asiatico, la Cina continua a essere la principale destinazione dei nostri prodotti (+2,4%), stando ai dati di Assolatte.

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