Fake news e leggende metropolitane sui formaggi

Il 1° giugno si celebra la Giornata Mondiale del Latte. L’iniziativa nasce nel 2001 per volere della FAO – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura e coordinata dal Global Dairy Platform, un’organizzazione composta da associazioni di categoria. L’obiettivo è quello di sensibilizzare le persone su un alimento importante all’interno di una dieta bilanciata, ma che è bersaglio continuo di – è il caso di dire – “bufale”, fake news e varie leggende metropolitane.

Leggende metropolitane virali sul latte e i suoi derivati

Una delle bufale più famose e ricorrenti, con eco anche internazionale, è quella per cui non si devono mangiare formaggi fusi o grattugiati perché sono composti da manici di ombrello e bottoni grattati e contengono colle appiccicose che incollano gli intestini. L’origine di questa vera leggenda risale con esattezza al 19 settembre 1962, quando sul Corriere d’Informazione, un’edizione pomeridiana del Corriere della Sera, viene pubblicata la notizia che la caseina – utilizzata per la produzione di formaggi fusi, come i formaggini, destinati anche all’alimentazione infantile – è anche impiegata … per fabbricare bottoni, pettini e manici di ombrello, nonché per fare colle. Per proprietà transitiva, nasce il collegamento tra formaggi fusi, manici di ombrello e colle che attaccano gli intestini. A completare l’informazione sulla caseina – che è una componente del latte e dei caci dai quali prende il nome – e avvalorare la fake news, si ribadiva che la sostanza era utilizzata, già alla fine dell’800, per produrre la Galalite, una delle prime materie plastiche, mentre durante la I° Guerra Mondiale era utilizzata come additivo per produrre il Lanital, una fibra proteica simil-lana. Il fatto che la caseina fosse utilizzata per scopi anche non alimentari ha suscitato scalpore e sconvolgimento tra la gente. All’epoca ci fu anche un’interrogazione parlamentare per smentire le voci che circolavano a riguardo. Nonostante le smentite e le spiegazioni da parte degli esperti sulla correlazione e l’uso della proteina per utilizzi non alimentari, è rimasta e rimane la leggenda per cui nei prodotti caseari di bassa qualità si utilizzano le plastiche. La leggenda è tale da colpire l’immaginazione di molti e varcare i confini nazionali: nel 1969 la diceria arrivò in Inghilterra e si estese al più importante prodotto di esportazione e di eccellenza, come il parmigiano reggiano. La notizia era così radicata da entrare a far parte di una certa letteratura di genere fino a pochi decenni fa, in libri come “The Science of Cheese” (2014 – Michael Tunick), “Terrors of the table: the curious history of nutrition” (2006 – Walter Gratzer), “Professional Cooking” (2010 – Wayne Gisslen). 

Dai formaggi contraffatti alle ribolliture: le fake news cicliche

Il formaggio italiano maggiormente soggetto alle contraffazioni è il parmigiano, ma in questo caso la lotta alle contraffazioni è un vero impegno per proteggere un prodotto sinonimo del made in Italy e punta di diamante delle esportazioni.

Al di là delle contraffazioni vere e proprie, storie, credenze e curiosità divertenti provengono anche dall’estero, come la credenza che il latte al cioccolato viene prodotto dalle mucche marroni: è quanto emerge da un sondaggio del 2017 in USA commissionato dall’Innovation Center of US Diary, secondo cui il 7% degli americani si rivela quanto meno sempliciotto e poco informato in materia di agricoltura e allevamento. In realtà, la news fu diffusa senza senso critico e senza l’estrapolazione completa dei dati che non erano intesi per la pubblicazione, senza la conoscenza della domanda posta alle 1000 persone prese a campione (un numero poco rappresentativo, in realtà).

Altra notizia ricorrente e ostinata nonostante le smentite è quella che riguarda i numeri stampati sulle confezioni di tetrapak del latte e che secondo una leggenda, appunto, vuole che sia l’indicazione del numero delle ribolliture del latte. Se il numero – che va da 1 a 5 – è pari o superiore a “3”, il consumo di quel latte non è consigliabile. Premesso che le ribolliture sono vietate per legge, la Tetrapak ha spiegato che quel numero si riferisce alla striscia della bobina da cui il cartone è fabbricato e non riguarda affatto il trattamento del prodotto – che è indipendente dalla fornitura delle confezioni – e inoltre, perché riportare una violazione in modo così trasparente sulla confezione?! A volte le bufale si smontano da sole… basta lasciarle cuocere nel proprio “siero”.

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