Quando si parla di ricotta di pecora in pasticceria, si entra in un territorio dove tradizione e innovazione si incontrano creando magie inaspettate. Questo latticino così particolare, ottenuto dalla ricottura del siero rimasto dalla lavorazione del formaggio pecorino, possiede caratteristiche uniche che lo rendono insostituibile in molte preparazioni dolci. La sua texture cremosa ma granulosa, il sapore delicato con quella nota appena accennata di selvatico tipica del latte ovino, la capacità di amalgamarsi perfettamente con altri ingredienti senza sovrastarli: tutto questo fa della ricotta di pecora un ingrediente prezioso per chi ama creare dolci dal carattere deciso ma equilibrato. Basta pensare alla Ricetta della sbriciolata per capire come questo prodotto riesca a trasformare una preparazione semplice in qualcosa di memorabile, portando profondità e rotondità al palato.
Caratteristiche nutrizionali e organolettiche

La ricotta di pecora si distingue nettamente dalla sua cugina vaccina per una serie di proprietà che la rendono particolarmente interessante in ambito dolciario. Dal punto di vista nutrizionale, presenta un contenuto proteico superiore, oscillando tra il 10 e il 13% contro l’8-9% della ricotta vaccina. Questo significa maggiore struttura e consistenza nelle preparazioni, una capacità legante superiore che permette di creare creme compatte senza bisogno di addensanti.
Il profilo lipidico merita un’attenzione particolare. I grassi del latte di pecora contengono una percentuale più elevata di acidi grassi a catena media e corta, responsabili di quel caratteristico profumo intenso che si sprigiona quando lavoriamo il prodotto. Questi grassi fondono a temperature più basse rispetto a quelli vaccini, donando una sensazione di morbidezza al palato che persiste anche dopo la cottura.
La componente aromatica è forse l’aspetto più affascinante. Il latte ovino porta con sé i profumi dei pascoli dove gli animali si nutrono: note erbacee, sentori di fieno, a volte un accenno speziato che ricorda il timo selvatico. Questa complessità aromatica naturale significa che possiamo ridurre l’aggiunta di aromi artificiali, lasciando che sia il prodotto stesso a parlare.
Dal punto di vista della consistenza, la ricotta ovina presenta una granulosità più marcata rispetto a quella vaccina. I granuli proteici sono leggermente più grossi e meno uniformi, caratteristica che alcuni pasticceri considerano un difetto ma che in realtà può diventare un punto di forza quando cerchiamo texture interessanti, come nei ripieni per cannoli siciliani o nelle cassate.
Tecniche di lavorazione per la pasticceria
Lavorare la ricotta di pecora richiede alcuni accorgimenti specifici per esaltarne le qualità ed evitare risultati deludenti.
La fase di sgocciolamento
Prima di utilizzare questo latticino in preparazioni dolci, è fondamentale eliminare il siero in eccesso. La ricotta fresca contiene molta acqua, che se non rimossa renderebbe le creme troppo liquide e instabili. Il metodo tradizionale prevede di:
- Avvolgere la ricotta in una garza alimentare pulita
- Sistemarla in un colino sopra una ciotola
- Lasciarla sgocciolare in frigorifero per almeno 4-6 ore
- Applicare un leggero peso sulla superficie per accelerare il processo
Questo passaggio concentra i sapori e modifica la struttura proteica, rendendo il prodotto più versatile. Alcuni pasticceri preferiscono spingere la sgocciolatura fino a 12-24 ore per ottenere una consistenza ancora più compatta, simile a quella di un formaggio spalmabile.
Il setacciamento e la montatura
Dopo la sgocciolatura arriva un momento cruciale: passare la ricotta al setaccio a maglia fine. Questa operazione rompe i granuli proteici più grossi, creando una texture vellutata che si amalgama perfettamente con zucchero, uova e altri ingredienti. Uso sempre un setaccio in acciaio inox con maglie di circa 1 millimetro, premendo delicatamente con il dorso di un cucchiaio.
La montatura con lo zucchero richiede attenzione. A differenza della panna, la ricotta non ingloba aria facilmente, quindi bisogna lavorarla con frusta elettrica a velocità media per almeno 3-4 minuti. L’obiettivo è ottenere una crema spumosa e chiara, dove lo zucchero si è completamente sciolto. Aggiungere lo zucchero gradualmente, in due o tre riprese, permette un’incorporazione più uniforme.
Stabilizzazione delle creme
Un problema ricorrente con la ricotta ovina è la tendenza a rilasciare liquidi dopo la lavorazione, fenomeno chiamato sineresi. Per contrastarlo, esistono diverse strategie:
- Aggiungere addensanti naturali come fecola di patate o maizena (10-15 grammi per 500 grammi di ricotta)
- Incorporare albumi montati a neve, che creano una struttura areata e stabile
- Utilizzare panna montata, che stabilizza l’emulsione grazie ai grassi del latte vaccino
- Aggiungere una piccola percentuale di mascarpone, che lega l’acqua grazie al suo contenuto lipidico elevato
Abbinamenti e applicazioni creative
La ricotta di pecora si presta a una gamma sorprendente di utilizzi in pasticceria, dalle preparazioni più tradizionali fino a interpretazioni contemporanee audaci.
Dolci della tradizione meridionale
Nel sud Italia, questo latticino è protagonista indiscusso di preparazioni iconiche. La pastiera napoletana vede la ricotta ovina come ingrediente principale, dove il suo carattere deciso bilancia la dolcezza del grano cotto e dei canditi. La cassata siciliana richiede una ricotta particolarmente asciutta, lavorata con zucchero e gocce di cioccolato fino a creare un ripieno denso e strutturato.
I cannoli siciliani rappresentano forse l’espressione più pura di questo ingrediente: una crema semplicissima dove ricotta, zucchero e gocce di cioccolato creano un equilibrio perfetto. La versione tradizionale prevede l’uso esclusivo di ricotta ovina perché il suo sapore più marcato non viene sovrastato dalla cialda fritta.
Reinterpretazioni moderne
I pasticceri contemporanei stanno riscoprendo questo prodotto in chiave innovativa. La mousse di ricotta ovina con gelée di frutti di bosco gioca sul contrasto tra la cremosità del latticino e l’acidità della frutta. Alcuni chef la utilizzano in preparazioni salate-dolci, abbinandola a miele di castagno e noci tostate per creare dessert dal profilo gustativo complesso.
Interessante l’utilizzo nei cheesecake al forno, dove sostituire il Philadelphia tradizionale con ricotta di pecora porta una leggerezza inaspettata. La minore percentuale di grassi rende il dolce meno pesante, mentre il sapore ovino aggiunge profondità. L’aggiunta di scorza di agrumi o vaniglia bourbon esalta le note aromatiche naturali del latticino.
Confronto con altri latticini in pasticceria
Comprendere le differenze tra la ricotta di pecora e altri formaggi freschi aiuta a scegliere il prodotto giusto per ogni preparazione.
La ricotta vaccina risulta più delicata e neutra, ideale quando vogliamo un ingrediente che faccia da base senza caratterizzare troppo il dolce. Ha una consistenza più umida e morbida, perfetta per creme da farcire ma meno adatta a ripieni che devono mantenere la forma.
Il mascarpone si colloca all’estremo opposto dello spettro: ricchissimo di grassi (fino al 45%), cremoso e privo di quella granulosità tipica della ricotta. Dona ai dolci una consistenza vellutata e un sapore burroso, ma può risultare troppo pesante in preparazioni dove cerchiamo freschezza.
La ricotta di capra rappresenta una via di mezzo interessante. Più leggera di quella ovina ma con un carattere più marcato rispetto alla vaccina, porta note lattiche intense con un retrogusto leggermente acidulo. Funziona benissimo in abbinamento con miele e frutta secca.
Bibliografia
- Anna Del Conte – Il libro completo della cucina italiana
- Iginio Massari – Dolci d’Italia
- Pellegrino Artusi – La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene
FAQ
Posso congelare la ricotta di pecora per conservarla più a lungo?
La ricotta di pecora tollera male il congelamento perché tende a perdere liquidi e a modificare la sua struttura granulosa. Se proprio necessario, congelala dopo averla già lavorata e montata con lo zucchero, consumandola entro un mese e solo per preparazioni cotte.
Come posso ridurre il sapore troppo intenso della ricotta ovina?
Mescola la ricotta di pecora con una percentuale di ricotta vaccina (30-40%) per addolcire il profilo aromatico, oppure aggiungi vaniglia, scorza di agrumi o un cucchiaio di liquore dolce come amaretto o marsala che bilanciano le note più selvatiche.
La ricotta di pecora funziona bene nei dolci al cucchiaio freddi?
Assolutamente sì, anzi è una delle sue migliori applicazioni. La sua capacità di mantenere struttura anche a temperatura ambiente la rende perfetta per tiramisù, coppe, mousse e semifreddi dove altri latticini tenderebbero a colare.

