Pizza Day 2021 sottotono: le pizzerie sono le più danneggiate dagli effetti del COVID

Ogni anno si celebra nel mondo il simbolo della gastronomia italiana: la pizza, riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco il 7 dicembre 2017. Ma il 2020 ha comportato un crack da 5 miliardi (dati Coldiretti) per le pizzerie, il settore della ristorazione economicamente più penalizzato dalle conseguenze della pandemia che ha indotto le chiusure serali degli esercizi. La giornata mondiale della pizza si celebra così anche nel 2021 prevalentemente a casa, dopo un anno in cui il 44% degli italiani ha imparato a preparare da sé la pizza senza doverci rinunciare.

La pizza e gli italiani

Nonostante la possibilità di consegna a domicilio e modalità di vendita per asporto, le pizzerie che hanno chiuso il servizio ai tavoli e hanno esperito le limitazioni negli spostamenti e negli orari di apertura hanno registrato delle ingenti perdite economiche in termini di fatturato. Le vendite nei locali costituiscono per la maggior parte del settore la metà delle entrate. Le conseguenze si ripercuotono anche sull’occupazione degli addetti: in Italia si contano 63.000 pizzerie che danno lavoro a circa 200 mila dipendenti. I danni collaterali si estendono, infine, alla filiera dei fornitori e produttori delle materie prime per realizzare il piatto nazionale preferito dagli italiani e non solo. Le pizzerie italiane – si stima – utilizzano 400 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, oltre 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. L’aumento dei consumi dei privati non compensa le perdite di tutta la filiera. I maggiori consumatori di pizza in Europa sono gli italiani (con 7,6 chili di pizza pro-capite l’anno) seguiti dagli spagnoli con 4,3 chili, i francesi e i tedeschi parimenti con 4,2 chili l’anno, i britannici con 4 chili, i belgi e i portoghesi rispettivamente con 3,8 chili e 3,6 chili, infine gli austriaci con 3,3 chili di pizza pro-capite l’anno. Indubbiamente il primato è degli italiani, indissolubilmente legati a questo prodotto nazionale. L’Italia oltre ad aver ottenuto il riconoscimento Unesco, vanta anche l’iscrizione dell “Arte dei Pizzaiuoli napoletani”, con un disciplinare registrato e certificato per la realizzazione della pizza napoletana “DOC”.

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